Intervista a Quid

“I limiti sono dei punti di partenza”.
Questa è la filosofia alla base di Quid, un’azienda Italiana che ha posto al centro del proprio business non solo la sostenibilità ambientale, ma soprattutto quella etica e sociale.
Ho avuto il piacere di intervistare Silvia Scaramuzza, dell’Ufficio Relazioni Istituzionali di Quid, che mi ha raccontato come è nata l’idea di questa Impresa Sociale e di come in Quid le persone con fragilità vengano aiutate a far emergere il loro potenziale.

Cosa fa Quid? Da quanto?

Quid è un’impresa sociale, che nasce nel 2013 a Verona, grazie all’idea di Anna Fiscale, la fondatrice di Quid.
Il progetto di Quid nasce sulle basi di due fondamenti molto importanti, ovvero la sostenibilità ambientale e quella sociale.

All’interno di Quid troviamo infatti anche persone con delle fragilità, parola che ci piace molto usare, perché è molto inclusiva.
Noi cerchiamo infatti di trasmettere il nostro messaggio a persone che sono riconosciute dallo Stato come fragili, ad esempio persone con disabilità o persone con alle spalle un passato di dipendenza o di delinquenza. Queste categorie però, protette da normative statali, non includono tutte quelle persone che trovano allo stesso modo difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro e che al tempo stesso non sono tutelate dalla legge. 

Parliamo di donne over 50 che hanno perso il lavoro, parliamo di giovani madri, parliamo di donne e uomini richiedenti asilo e anche di persone vittime di tratta.
A queste persone Quid vuole offrire un posto di lavoro stabile, sicuro e dignitoso, che non sempre è semplice da trovare.

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, Quid è un’impesa sociale che produce collezioni di moda sostenibili.
Ciò è possibile grazie ad un’ampia rete di aziende partner, creata in questi anni di vita di Quid, che ad oggi consiste in 24 aziende, tra brand e aziende tessili.
Da questi partner recuperiamo metri di tessuto di rimanenza ed eccedenza, che probabilmente finirebbero in discarica o al macero.
Quello che fa Quid è intercettare questi tessuti e dare loro un nuovo significato: se nella moda tradizionale il tessuto viene scelto in base al design del prodotto, in Quid il tipo di capo che produciamo dipende dal tipo di tessuto che recuperiamo. 

Lasciamo che sia il tessuto ad ispirarci e da li creiamo i nostri capi.

Ph: Abito Ravello e Blusa Rapallo della collezione Progetto Quid. Cappottino Borghetto della collezione Essenza.
Source: sito web di Quid, https://shop.progettoquid.com.

Come è nata l’idea di Quid?

L’idea di Quid e la sua realizzazione hanno avuto origine da Anna e dalla sua storia personale. 
Lei stessa ha vissuto in prima persona una relazione affettiva molto vincolante, a tratti soffocante. 
Quando è riuscita a porre fine a questa situazione, ha capito quanto è importante la rete di relazioni che riesci a costruire intorno a te, perché sono i tuoi affetti che possono aiutarti a capire quando una relazione oltrepassa il limite e diventa disfunzionale.

Ovviamente anche le sue esperienze lavorative hanno contribuito alla nascita di Quid.
Da un lato vi è un background in Economia e Management, che ha rafforzato la sua predisposizione all’imprenditorialità. 
Dall’altro, un forte impegno nel mondo dell’Empowerment femminile, con dei progetti internazionali. 

Anna ha vissuto per un periodo ad Haiti, dove è entrata in contatto con donne intrappolate in situazioni molto difficili, cui spesso venivano negati i diritti basilari e il rispetto sul luogo di lavoro.
Purtroppo, non è necessario andare dall’altra parte del mondo per trovare situazioni di questo tipo. 
Basta saper guardare la realtà con uno sguardo diverso e consapevole, per capire come anche vicino a noi ci sia bisogno di supporto.

Ed è proprio da casa sua, Verona, che Anna ha deciso di partire, iniziando ad aiutare le persone con queste fragilità qui in Italia, dove ha fondato l’azienda.

Riguardo alle vostre dipendenti, alcune hanno vissuto situazioni difficili. Come gestite il primo approccio, per arrivare a fare loro un’offerta di lavoro? 

Quid in realtà è il punto finale di un processo di inclusione e di supporto alla persona. Facciamo riferimento a realtà e a strutture che si occupano di prima accoglienza nel caso di persone immigrate, piuttosto che di supporto e assistenza in caso di riabilitazione.

Quid ha creato una rete con questi enti, che si occupano di un primo approccio e che riescono ad intercettare tutte queste persone che trovano delle difficoltà e degli ostacoli nel reinserirsi nel mondo del lavoro.
Questi enti ci conoscono, sanno come lavoriamo e sanno di che competenze abbiamo bisogno. 
In questo modo ci vengono segnalate le persone che possono essere interessate ad entrare in Quid. 
Noi offriamo loro un lavoro stabile e sicuro, e abbiamo creato anche un ambiente inclusivo, in cui si cerca sempre di vedere quali sono i punti di forza di una persona, e non le sue debolezze.

Da sempre abbiamo cercato di supportare tutte le persone che entravano a far parte di Quid. All’inizio, quando eravamo in pochi, in maniera più diretta.
Oggi Quid conta circa 138 dipendenti, quindi dal 2018 abbiamo attivato un sistema di welfare aziendale, tramite il quale abbiamo messo a disposizione una Psicologa e una “Welfare Officer”. Questa figura offre supporto in tutte le questioni di tipo burocratico, mediando tra l’organizzazione e i bisogni del singolo.

Abbiamo anche attivato un corso di computer, perché molte delle nostre risorse sono over 50 e quindi fanno più fatica ad interfacciarsi con il mondo digitale, disparità accentuata ancor di più dall’emergenza COVID.

Il senso generale dietro a queste azioni è sempre lo stesso, ovvero dare alle persone gli strumenti e il supporto di cui hanno bisogno in quel preciso momento.

Avete notato dei cambiamenti (in positivo) in qualcuna di loro, dopo aver iniziato a collaborare con voi? Potete fare qualche esempio?

La storia che raccontiamo più spesso è questa, perché è particolarmente significativa ed emblematica.
Dal 2014 abbiamo un laboratorio nella sezione femminile del carcere di Montorio e dal 2018 anche in quella maschile.
Proprio in carcere abbiamo conosciuto questa nostra attuale dipendente, Enrica (nome di fantasia) che finito di scontare la sua pena, è entrata a far parte della famiglia Quid. 

Enrica ha alle spalle un passato di dipendenza e purtroppo, una volta uscita dal carcere è ricaduta in questa spirale.
Il lato positivo di questa storia è che, grazie al supporto e all’interessamento delle colleghe, Enrica è riuscita a compiere il difficile passo di accettare ed ammettere questa sua ricaduta. Ha deciso di intraprendere un nuovo percorso di riscatto, durante il quale ha sempre sentito la vicinanza e il supporto delle colleghe.

È tornata in Quid con una nuova storia alle spalle, trovando quelle persone che l’hanno supportata durante tutto il suo percorso. In questi anni è riuscita anche a far emergere le sue competenze, diventando Responsabile di Area all’interno dell’azienda.

Questo tipo di storia è molto comune. Quello che non è comune è il nostro atteggiamento nei confronti delle persone che le vivono o le hanno vissute.

Il primo pregiudizio è che, con un passato difficile alle spalle, una persona non sarà mai affidabile. 
Il secondo è che sia troppo fragile per affrontare il mondo del lavoro.
Quello che è importante è riuscire a vedere le competenze di una persona e le sue potenzialità, e non soffermarsi sul suo passato e sui limiti che lo hanno caratterizzato.

Ph: Felpa Sanleo della Collezione Essenza.
Source: sito web di Quid, https://shop.progettoquid.com.

Sulla base di quali criteri selezionate i tessuti che usate per i vostri capi?

Abbiamo recentemente formalizzato il nostro codice etico, mettendo nero su bianco quelli che sono i nostri punti cardine da cui non vogliamo prescindere.

All’inizio della sua attività Quid ha deciso di non imporsi troppi paletti sulla selezione dei tessuti. Ogni metro di tessuto che noi recuperiamo, è tessuto a cui viene regalata una seconda possibilità e che, invece di finire al macero, trova uno scopo più utile.
Quello che adesso vogliamo fare è lavorare con i nostri fornitori, per stimolarli verso una consapevolezza di sostenibilità. Inoltre cerchiamo di venire a conoscenza di tutte le caratteristiche della filiera produttiva e della catena del lavoro. 

Chi non è del settore non sa quanto possa essere frammentata questa catena del lavoro, tanto che a volte i nostri fornitori non sono a conoscenza di come siano state gestite le fasi di produzione precedenti alla loro. 
Alcuni dei partner ci donano i tessuti che non utilizzano, altri ce li vendono a prezzi vantaggiosi.

Quando parliamo di tessuti recuperati, non intendiamo pochi metri di stoffa, ma intere pezze.
Per dare un’idea quantitativa, dal 2013 ad oggi abbiamo recuperato più di 900 kilometri di tessuto! Quindi circa la distanza che si compie percorrendo l’autostrada Italiana da Nord a Sud!
Il messaggio positivo che vogliamo trasmettere è quello di trasformare un il limite del settore della moda, ovvero l’incapacità di produrre senza generare scarto o materiale in eccesso, in qualcosa di utile e bello.

Sulla base di quali criteri selezionate le aziende partner?

Il vincolo principale sono le intenzioni. A noi interessa che ci sia la comprensione del progetto e la volontà di capire come essere più sostenibili.

Ad oggi il panorama della moda italiano non è ancora volto completamente alla sostenibilità, quindi è prematuro scartare delle potenziali aziende partner con dei vincoli netti, anche perché ciò non li spingerebbe a cambiare modello produttivo. 
È sicuramente più costruttivo condividere la nostra filosofia e lavorare al loro fianco, per produrre davvero un cambiamento.
A nostro avviso, si può avere un grosso impatto anche collaborando con grandi aziende che non hanno ancora intrapreso un percorso di sostenibilità, assumendoci noi il ruolo di “puntina sulla sedia” che li spinge a porsi le giuste domande.

La maggior parte dei nostri fornitori è basata nel Nord Italia, in modo da limitare gli spostamenti necessari alla produzione del capo e quindi l’impatto ambientale legato al trasporto. 

Come scegliete il design dei vostri capi? 

Tutto il processo di creazione del prodotto in Quid è interno. Nel corso degli anni, l’ufficio stile ha creato un’identità del marchio, con capi di abbigliamento adatti alla classe media e con un design che permette di indossarli tutti i giorni.
I nostri capi possono tranquillamente essere indossati in ufficio, avendo in aggiunta un tocco di personalità.

Abbiamo due linee di abbigliamento, Progetto Quid ed EssenzaEssenza comprende tutti quei capi basic, che tutti hanno o dovrebbero avere nell’armadio e con uno stile “timeless” e viene rinfrescata di anno in anno aggiornando i tessuti.

Il nostro ufficio stile ha poi imparato a disegnare il capo a partire dal tessuto, e non viceversa, quindi il design del capo viene basato sui tipi di tessuto disponibili.

Essendo che usiamo solo tessuti di rimanenza, che quindi sono in quantità limitate, cerchiamo di riproporre lo stesso modello in varianti diverse. In questo modo manteniamo comunque l’unicità del prodotto, garantendo comunque una certa scelta al cliente finale.

Dopo i primi anni di esperienza abbiamo cominciato anche a produrre cercando di limitare gli sprechi: grazie al costante rapporto con i nostri negozi, cerchiamo di essere più precisi possibile nel prevedere quanti capi verranno venduti, evitando quanto più possibile di produrre più di quanto è necessario.

Ph: Camicia Portofino, nelle varianti Bianco e Rosa dalla collezione Progetto Quid.
Camicia Norcia nella variante bianca, dalla collezione Essenza.
Source: sito web di Quid, https://shop.progettoquid.com.

A quale target di clientela vi rivolgete?

I nostri prodotti sono di fascia media, perché non offriamo prodotti di lusso, ma nemmeno prodotti di fast fashion. La nostra produzione avviene interamente in Italia, in maniera etica e sostenibile. Queste scelte portano ad un prodotto di qualità, venduto ad una fascia media. 

Ovviamente puntiamo alla durabilità del nostro prodotto, quindi offriamo un prodotto di qualità che, se conservato con cura, può accompagnare la cliente per molti anni.

Qual è la vostra mission? 

Il nostro motto è “I limiti sono dei punti di partenza”, ed è proprio questa la filosofia alla base di Quid. 

L’idea di fondo è quella di riuscire a portare una rivoluzione nel mondo della moda, inserendo anche un’economia della sostenibilità in questo settore e promuovendo uno stile di vita consapevole. Abbiamo deciso di partire dall’Italia, per arrivare ad una rivoluzione integrale nel mondo della moda da tutti i punti di vista, sociale, ambientale ed etico.

Il senso del nostro logo, una molletta, è proprio  questo, ovvero tenere insieme diversi aspetti: da una parte una sostenibilità economica, dall’altra una sostenibilità etica e ambientale, che per noi sono imprescindibili e devono andare di pari passo.


Questo è il link al sito di Quid: https://shop.progettoquid.com
Potete trovare l’intervista video sul profilo Instagram di The Green Runway: https://www.instagram.com/thegreenrunway/.

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